E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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E' di nuovo guerra in Congo. Consiglio di Sicurezza ONU: non si può più stare a guardare
E' di nuovo guerra in Congo. Consiglio di Sicurezza ONU: non si può più stare a guardare

Kinshasa, mercoledì 28 novembre – La guerra nella Repubblica Democratica del Congo si è riaccesa. Omicidi, brutalità, stupri, bambini-soldato, 650.000 profughi che scappano dalle loro abitazioni alla ricerca di un luogo sicuro: immagini che non avremmo mai voluto rivedere dopo le elezioni democratiche tenutesi lo scorso anno, ma che continuano a ritrarre la sofferenza senza tregua della popolazione di questo grande paese nel cuore dell’Africa.

Fondazione Patrizio Paoletti e Associazione Paoletti, che tramite il programma Scuole nel Mondo portano avanti un progetto di scolarizzazione e assistenza per 600 bambini nella capitale Kinshasa dal 2008, seguono con apprensione gli sviluppi degli scontri. E’ l’ultima di una serie di sanguinose guerre che perdurano da 15 anni, troppo spesso ignorate dall’opinione pubblica e dalle istituzioni internazionali.

Nonostante oggi arrivi la notizia di una ritirata da parte dei ribelli tutsi del movimento M23, che vuole destituire il presidente in carica Joseph Kabila, la situazione risulta ancora molto confusa. Si parla di un Paese sempre più in ginocchio, con centinaia di migliaia di persone rimaste senza casa nella regione Nord Kivu e violenze di massa contro la popolazione. Secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati (Unhcr) sono 650.000 le persone in fuga dall’inizio dell’anno a causa della guerra, di queste 250.000 sono rimaste nella regione più calda del conflitto. I nuovi sfollati a causa degli scontri di questi giorni sono oltre 100.000, e la situazione umanitaria è resa ancor più drammatica dall’allontanamento per motivi di sicurezza delle organizzazioni umanitarie internazionali.

La ritirata dei ribelli è una via perche nuove violenze siano scongiurate, ma non è la soluzione definitiva. E’ necessaria un’azione forte delle Istituzioni a livello internazionale , in primo luogo delle Nazioni Unite, perché il Congo trovi finalmente una stabilità politica. La guerra si perpetua perché il Congo è un paese ricco di risorse minerarie, che fanno gola da sempre a molti Paesi, non solo a quelli limitrofi, ma anche a quelli occidentali. Il nostro sistema economico e il nostro stile di vita si basano, infatti, ancora troppo sullo sfruttamento di milioni di persone, di risorse naturali, di intere nazioni, che vengono messe in ginocchio da un politica economica globale scellerata..

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso la sua intenzione di “infliggere sanzioni specifiche, in accordo con i criteri stabiliti nella Risoluzione ONU 1857 del 2008, contro il movimento M23, e chiunque lo supporti, oltre che contro tutti coloro che agiscono in violazione dell’embargo delle armi”. Il Consiglio, inoltre, ha chiesto a tutti gli Stati Membri, con la massima urgenza, di portare le loro proposte per la soluzione definitiva dei conflitti.

Ci auguriamo che tutto questo accada presto. Si è stimato che, fino al 2004, le violenze nella Repubblica Democratica del Congo abbiano causato 6 milioni di morti, poi, nel silenzio generale, si è semplicemente smesso di contare. E’ nostra responsabilità proteggere i bambini e le famiglie del Congo, perché il mondo non può essere globalizzato e senza distanze geografiche solo dove non vediamo la sofferenza.

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