E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Paoletti, Spadafora e Rossi-Doria su esclusione, crimini e povertà: "sguardi oltre" nelle città che dimenticano i bambini
Paoletti, Spadafora e Rossi-Doria su esclusione, crimini e povertà: "sguardi oltre" nelle città che dimenticano i bambini

Povertà, emarginazione e discriminazione sono realtà quotidiane per 581 milioni di persone, tante sono quelle che nel nostro mondo vivono in insediamenti urbani non ufficiali e nelle baraccopoli, e nel 2020 il loro numero salirà ad 1,4 miliardi. Nel 2010, quasi 8 milioni di bambini che vivevano in città sono morti prima di aver raggiunto i 5 anni di età, in gran parte a causa di polmonite, diarrea e complicanze del parto. In Italia i bambini poveri nelle città sono 1,8 milioni e l'espansione delle periferie mina fortemente le opportunità di partecipazione dell'infanzia, generando esclusione sociale e rischio di devianza.

Patrizio Paoletti, presidente dell'ominima Fondazione e de L'Albero della Vita, Vincenzo Spadafora, Garante Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, e Marco Rossi-Doria, fondatore del progetto Chance e sottosegretario del MIUR,  interverranno sul tema martedì 6 novembre a Roma, in occasione della conferenza "Sguardi Oltre: i ragazzi riprendono le periferie", promossa da Fondazione L'Albero della Vita e Fondazione Patrizio Paoletti.

Il 50% della popolazione mondiale vive in aree urbane, percentuale che raggiungerà il 75% nel 2050. E nonostante per molti l’idea di ambiente urbano si associ ad un senso di protezione, ad un luogo sicuro in cui trovare lavoro e ricevere un’adeguata assistenza sanitaria, per milioni di persone non è così. La tutela dei diritti dell'infanzia non è pratica acquisita nelle grandi aree urbane. L'ambiente cittadino non è costruito per favorire il processo pedagogico di sviluppo e crescita, e se si pensa che nelle città di tutto il mondo vivono oltre 1 miliardo di minori (0-18 anni), si comprende meglio l'emergenza.

E se, nonostante questi numeri, continuiamo a sentire distante il problema dei minori emarginati o in stato di indigenza, dobbiamo riconoscere che anche nelle città italiane 1,8 milioni di bambini sono costretti a vivere in condizione di povertà.

Le stesse città che offrono a molti bambini scuole, ospedali e parchi gioco, oggi presentano anche una serie di disparità in termini di accessibilità ai servizi sanitari, all istruzione, non riuscendo a tenere in considerazione le conseguenze di un’urbanizzazione selvaggia e le sue ricadute sugli abitanti. Tra degrado ambientale e sociale, povertà e fragilità familiari diffuse, la periferia disegna spesso intorno ai minori un ambiente povero di stimoli e di opportunità, dove una quotidianità qualitativamente carente alimenta la povertà materiale e culturale, creando condizioni interiori negative allo sviluppo e alla crescita. Tutto questo si traduce di frequente in una condizione di contrazione e isolamento, in cui le risorse individuali e collettive non riescono ad esprimersi in forma creativa e generativa.

Nelle periferie molti bambini abbandonano la scuola precocemente (la dispersione scolastica in Italia è al 20% e arriva addirittura al 34% in Campania) e hanno meno opportunità in termini di apprendimento, di gioco e di frequentazione di adeguate attività ricreative. Disagio, esclusione sociale e indigenza sono dietro l’angolo e la strada è troppo spesso la risposta. L’alto rischio di devianza, soprattutto adolescenziale, si concretizza spesso in atti di bullismo e criminalità minorile. Accade soprattutto nelle periferie, con numeri direttamente proporzionali alla grandezza delle città.

I dati statistici mostrano che il numero dei minorenni denunciati presso le Procure della Repubblica nel periodo tra il 2000 e il 2011 non è mai sceso al di sotto delle 38.000 unità annuali, con un picco di 41.529 casi nel 2004 (fonte: Rapporto Eurispes 2011). La fascia d’età più a rischio è quella tra i 14 e i 17 anni. E’ necessario precisare che le cause della delinquenza minorile e del bullismo non possono essere interamente attribuite alla povertà o all’area geografica in cui il minore vive, ignorando aspetti familiari, caratteriali o relazionali. Ciò che però appare chiaro è che la densità dei fenomeni di devianza aumenta nelle periferie delle città, raggiungendo i suoi massimi in quelle metropolitane.

In un panorama di sviluppo incontrollato dell’edilizia, che vede le città espandersi a ritmo vertiginoso per rispondere a forti flussi in entrata (la sola Roma ha visto crescere la sua popolazione di oltre 1 milione di persone negli ultimi 50 anni), viene da chiedersi: quale significato assume oggi il termine periferia? E’ ancora il caso di pensare alle aree urbane in termini di centro più quartieri dormitorio? O forse progettare uno sviluppo equilibrato ed equo delle città è diventata una delle più impegnative sfide del nostro futuro?

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