E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

Cerca per argomento

Store

  • Pergamene per battesimi e matrimoni

    Pergamene per battesimi e matrimoni
    Prezzo: 3,50 €

    Per attribuire un valore ancora più profondo ai momenti più veri e importanti della......

    approfondisci
  • Le nuove Pergamene solidali

    Le nuove Pergamene solidali
    Prezzo: 3,50 €

    Sono arrivate le nuove pergamene solidali, dai un valore ancora più profondo ai momenti......

    approfondisci

Fondazione Patrizio Paoletti

progetti

Pedagogia e neuroscienze

Bookmark and Share
Pedagogia e neuroscienze

A seguire tutti i corsi dell'area "Pedagogia e neuroscienze, strumenti per la didattica" con una breve presentazione e la descrizione degli obiettivi.

La formazione può essere erogata in presenza, on-line o in modalità blended, cioè supportando la formazione d’aula con la nostra piattaforma e-learning o integrando il percorso in presenza anche con momenti di studio e approfondimento personali.

Clicca sul nome del corso per i dettagli:

L’educazione come valore: il contributo delle neuroscienze

Sebbene negli ultimi anni la ricerca neuroscientifica abbia prodotto scoperte notevoli, il funzionamento del cervello ancora oggi si dimostra un
argomento poco approfondito sia a scuola che nella collettività. Mentre nel percorso di crescita del bambino la scoperta e la consapevolezza del corpo avvengono da subito e in maniera molto naturale, per la mente il processo non è così immediato. Una nuova pedagogia che dia agli adulti strumenti per conoscere il funzionamento della mente e per guidare i giovanissimi alla scoperta del loro mondo interiore, dei loro pensieri, delle loro emozioni e aspirazioni, è di fondamentale importanza in un percorso di acquisizione di consapevolezza delle sue potenzialità non solo fisiche, ma anche emotive e cognitive. Si tratta di una “pedagogia delle neuroscienze”, pensata per favorire uno sviluppo globale, per acquisire consapevolezza delle infinite potenzialità offerte non solo dal corpo, ma anche della mente. La ricerca ha dimostrato come la conoscenza da parte degli studenti delle potenzialità del proprio cervello, delle sue funzioni e soprattutto della sua plasticità, accresca la motivazione e la capacità di resilienza nel loro percorso formativo e di crescita.

Obiettivi:
• Aggiornarsi su cosa sappiamo ad oggi del funzionamento dell’uomo
• Imparare ad usare tale sapere per educare, lasciare che il potenziale si esprima
• Approfondire i meccanismi di apprendimento e i meccanismi relazionali che lo facilitano
• Acquisire nuove tecniche per incrementare nei ragazzi la conoscenza di sé, la motivazione e la capacità di resilienza.
 


Educarsi per educare. Le nuove frontiere della pedagogia

L’educazione e l’istruzione vivono dell’imprescindibile presupposto di un adulto educante che si impegna nella costante educazione di se stesso, vivendosi come adulto “in ricerca”. L’educazione infatti è eterno movimento di ricerca e cambiamento. Per tracciare percorsi evolutivi di promozione del benessere e prevenzione del disagio, è necessario intraprendere una comunicazione con i bambini ed i ragazzi che parta da un presupposto di messa in gioco personale da parte dell’adulto, che faciliti il naturale processo di modellizzazione, generando magnetismo come naturale effetto di una relazione di reale “presenza”, fisica, emozionale e mentale. L’adulto, in quanto tale, rappresenta un esempio e pertanto un modello. Questo determina una grande responsabilità che si riflette sul primo compito pedagogico in assoluto: quello su noi stessi e sull’esigenza, connaturata nell’uomo, di coltivare aspirazioni di miglioramento ed impegnarsi nella realizzazione del proprio potenziale.

Obiettivi:
• Aggiornarsi su cosa sappiamo ad oggi del funzionamento di noi stessi al fine di implementare la relazione empatica ed il magnetismo
• Incrementare la propria consapevolezza attraverso lo studio dell’intelligenza emotiva: dalla conoscenza di sé al dominio delle proprie emozioni
• Innescare il processo di continuo miglioramento attraverso l’auto-indagine.

 


Elementi di neurodidattica

Da tempo sono attivi filoni di ricerca scientifico- culturali riguardanti la neurodidattica, nel suo ruolo di “facilitazione” del dialogo fra le neuroscienze cognitive e la ricerca didattica. La neurodidattica è in grado di coniugare efficacemente i principi neurobiologici delle neuroscienze cognitive con le implicazioni didattiche nel processo educativo, prospettiva per attuare insegnamenti efficaci. Sono parte integrante del percorso alcune tecniche di comunicazione e relazione interpersonale per mettere in relazione gli schemi comportamentali ed i processi neurologici dei singoli soggetti. L’uso del linguaggio e della comunicazione efficace sono gli strumenti per conseguire una maggiore autoconsapevolezza e potersi affermare nella relazione e nei comportamenti mentali ed emozionali. Verrà quindi indagato in particolare il linguaggio come strumento che riflette l’esperienza e la conoscenza del mondo (nei docenti e nei ragazzi). Intervenire sul linguaggio significa quindi cambiare prospettiva, superare un giudizio formulato in maniera automatica e preliminare, per passare ad un processo di comprensione ed empatia, dalla negatività alla promozione positiva e costruttiva.

Obiettivi:
• Innalzare la propria consapevolezza sugli elementi oggettivi della comunicazione per utilizzare intenzionalmente la struttura mentale dell’uomo, adulto e ragazzo
• Migliorare la qualità della comunicazione come strumento di empatia e come strumento di innalzamento della produttività cognitiva
• Incrementare la propria consapevolezza sul potere del linguaggio • Acquisire metodi e tecniche per un linguaggio generativo.

 


I Settennati

Il corso è suddiviso in 3 moduli per fasce d’età:
- Primo settennato: fascia 0-3, fascia 4-7
- Secondo settennato: fascia 7-10, fascia 10-14 
- Terzo settennato: fascia 14-21.

Per studiare e comprendere con precisione ciò che in ogni fase della vita l’individuo sente, prova
e percepisce, sono fondamentali delle griglie di riferimento che stabiliscano le naturali progressioni dello sviluppo dell’individuo, dividendo l’intero arco della vita in fasi progressive di 7 anni, permettendo così a chi si accinge allo studio dell’uomo come essere in divenire, di comprendere come si sviluppa il cervello in ciascuna fase, di cosa necessita per incrementare pienamente le proprie capacità e di quale tipo di relazione ha necessità e perché. L’idea consente, grazie allo studio del comportamento umano osservabile, di comprendere meglio quali strumenti e tecniche sono necessarie per ben educare in ogni fase della vita.
- 0-7: Sviluppo della struttura dell’individuo nei tre cervelli: istintivo-motorio, limbico, corticale.
- 7-14: Sviluppo della dimensione affettiva-ormonale- riproduttiva: sviluppo del corpo
- 14-21: Acquisizione intellettuale e maturazione della capacità di agire.

Obiettivi:
• Conoscere meglio le tappe dello sviluppo e le funzioni ad essa connesse
• Diventare più consapevoli dei limiti e dei potenziali di ciascun settennato
• Migliorare la propria capacità di interazione con ciascun settennato
• Migliorare la propria capacità di far sviluppare il potenziale connaturato in ciascuna fase.

 


La gestione del limite: l’uso del “no” e le regole col gruppo classe

Il tema delle regole, dei divieti, della “disciplina” è un tema di grande attualità, poiché richiede che l’insegnante sappia mettere in gioco una qualità “attrattiva” e magnetica nei confronti degli alunni piuttosto che ricorrere ad una modalità coercitiva,
spesso inefficace. In questo modulo il “no” ed i limiti sono esplorati come esperienze di potenziale mediazione, orientata a produrre un avanzamento. Verrà indagata l’inefficacia di un “no” imposto per debolezza o incapacità relazionale, e verrà esplorato il “no” come possibilità di sviluppo. Stabilire i limiti significa stabilire uno “sfondo”, evidenziando il mondo di possibilità che si staglia oltre il confine determinato. Come ogni interazione educativa, un “no” è veramente pedagogico quando l’educatore ha stabilito
un obiettivo per l’educando. Il “no” automatico, come il “si” automatico, non possono in alcun caso essere pedagogici. Perché il “no” possa infondere fiducia e spingere a farsi domande è necessario che l’educatore e l’educando siano alla giusta
distanza, la distanza che permette il manifestarsi del magnetismo.

Obiettivi:
• Migliorare la propria capacità di delimitare confini e farli rispettare
• Indagare il no come possibilità e potenziamento del dominio di sé (e quindi del potere personale)
• Imparare a stimolare creatività nel ragazzo e nel bambino, offrendo spazi sicuri (la regola)
• Imparare a favorire domande a cui il ragazzo può cercare risposte da solo, acquisendo il senso di autocoscienza e di autostima.


La narrazione come strumento didattico: fiaba, racconto eroico e mito

La narrazione è una delle prime modalità attraverso la quale il bambino prima e l’uomo poi imparano ad esprimere la propria visione e rappresentazione del mondo. Questo fa della narrazione uno strumento didattico preziosissimo, che supporta l’insegnante non solo nella relazione con i ragazzi, ma anche nell’implementazione delle strutture cognitive di apprendimento. Per raccontare una storia coerente, che permetta di riorganizzare e riposizionare il contenuto di un evento, la mente deve infatti essere in grado di integrare i processi mediati dai due emisferi del cervello. L’approccio scientifico alle storie ha origine in diverse discipline accademiche, dall’antropologia alla psicologia, passando per lo studio di come i singoli individui presentano agli altri il contenuto dei propri ricordi. Ogni fase della vita necessita di un certo tipo di racconto:
1. la Fiaba per il bambino: forma alla comprensione
della vita
2. il Racconto Eroico per l’adolescente: definisce
tutti i processi necessari alla preparazione
della vita adulta
3. il Mito per l’adulto: presenta “l’al di là”, la morte
e il superamento della paura della morte stessa.

Obiettivi:
• Incrementare la propria consapevolezza di come la mente elabora le informazioni e da significato alle esperienze
• Acquisire lo strumento della narrazione come strumento relazionale, incrementando la consapevolezza della fusione, attraverso le storie, tra i livelli personali e interpersonali
• Supportare gli allievi nel miglioramento della collocazione di eventi vissuti come complessi
• Aumentare la capacità di accorgersi dei significati che ogni storia porta con sé, studiando quale storia può essere utilizzata nelle diverse situazioni.


Il gioco come strumento didattico e relazionale

Utilizzato intenzionalmente, il gioco consente di allargare la cornice del bambino affinché egli possa elaborare il suo vissuto anche lì dove risulti “traumatico”. Il gioco non è un’attività sostenuta solo dal principio del piacere, ma sorge come risposta infantile in quella fase dello sviluppo in cui il bambino mantiene una tensione alla soddisfazione istantanea dei desideri, pur constatando che ci sono tendenze irrealizzabili nell’immediato. A un certo punto dello sviluppo del bambino, il gioco senso-motorio, quello simbolico, quello costruttivo/rappresentativo si caratterizzano per una relazione sempre più precisa e misurata con l’altro e con il gruppo: entra il piacere del gioco di regole. A questo scopo, particolare importanza riveste il ruolo dell’adulto: il modo nel quale l’adulto interviene per dare orientamento al gioco e offrire nuove possibilità di apprendimento (es. sull’utilizzo di un oggetto). Il ruolo dell’educatore è di porsi nell’area prossimale del gioco infantile, valorizzandolo in quanto espressione di specifiche potenzialità. È infatti la comunicazione che crea la cornice che rende il gioco condiviso possibile.

Obiettivi:
• Acquisire idee-strumento volte ad aumentare la capacità di osservazione del modo nel quale si utilizza abitualmente il gioco, al fine di orientare il gioco stesso e migliorarne le finalità
• Imparare ad offrire una griglia di lettura dei giochi al fine di utilizzarla per ben educare nelle differenti fasi della vita
• Imparare a costruire con la classe giochi adatti alle diverse situazioni didattiche per implementare le attività educative presenti nelle differenti realtà scolastiche
• Acquisire la capacità di costruire un gioco ad hoc per favorire l’orientamento nei differenti contesti educativi.


L’Osservazione: principio cardine per l’educazione e la didattica

Una relazione educativa efficace ha il compito di sollecitare ed attivare un processo che supporti l’individuazione e la contestualizzazione pedagogica di soluzioni sempre più adeguate per sé e per l’insieme, più aderenti agli obiettivi didattici. La chiave per innescare questo processo non può consistere nella esclusiva trasmissione di sapere, ma piuttosto nella costruzione di una relazione qualitativa e nell’esercizio del ruolo di modello svolto dall’adulto, sempre educante e quindi sempre in movimento verso il miglioramento. Lo strumento proposto per sollecitare questa nuova consapevolezza di sé è l’Osservazione. L’Osservazione permette di conoscere meglio la struttura dell’uomo e i processi che in essa avvengono, con particolare attenzione a quelli che si riferiscono all’apprendimento, permettendo quindi di acquisire una conoscenza diretta, personale ed esperienziale delle funzioni del nostro essere e delle modalità di interazione con il contesto. Un’esperienza maggiormente consapevole del funzionamento di base dei processi di apprendimento e di insegnamento, trasforma radicalmente l’intervento e il rapporto educativo, fecondando una nuova comprensione e capacità di utilizzo del sapere accademico mediante un sapere che diviene anche esperienza emotiva.

Obiettivi:
• Avere una maggiore capacità di interpretare gli eventi da diversi punti di vista
• Migliorare la propria capacità di individuare le caratteristiche dei singoli e differenziare l’intervento educativo
• Migliorare la propria capacità di valutare gli eventi e di scegliere una risposta adeguata.


Mediazione: la legge dei 100 passi

La Mediazione è un’idea-strumento di Pedagogia per il Terzo Millennio che mette in luce come alcune modalità di relazione, meglio di altre, possono favorire l’apprendimento. Mediare è quell’arte che l’educatore mette in campo per trovare il punto d’incontro con colui che educa affinché l’apprendimento si realizzi. Si tratta, dunque, di andare incontro/creare uno spazio vuoto libero da pregiudizi e preconcetti, che attraverso l’utilizzo dell’osservazione permetta di creare ambienti, contesti e circostanze in cui la disponibilità ad apprendere e conoscere dell’educando possano manifestarsi appieno. L’arte di mediare richiede intenzionalità e attenzione in ogni fase del processo, inoltre è necessario che ogni educatore sappia esattamente quale risultato intende ottenere e come può ottenerlo. In questo modo il percorso aumenterà il livello di intenzionalità educativa, favorirà lo sviluppo di una maggiore capacità relazionale e di orientamento e infine stimolerà la comprensione e la consapevolezza della necessità di uno “spazio vuoto”.

Obiettivi:
• Imparare a generare le condizioni per l’espressione del potenziale di apprendimento
• Imparare a posizionare e definire priorità • Imparare a valutare e modificare il clima della classe prima della lezione
• Migliorare la propria capacità di definire e ridefinire il proprio ruolo.


Traslazione: dal sapere al saper fare

Il modulo si focalizza sull’individuazione del processo che ci permette di traslare, all’interno della pratica educativa, il sapere e i dati raccolti attraverso il processo di osservazione, utilizzando il mondo dell’altro per raggiungerlo in modo più efficace. Con l’ausilio della capacità di osservarsi/osservare è possibile scoprire le relazioni di causa/ effetto e creare procedure utili affinché la relazione educativa abbia successo. La traslazione, infatti, vive della capacità di estrarre da un’esperienza/fenomeno una sequenza di elementi in relazione tra essi che, liberati dalla usuale e ripetitiva cornice di riferimento, possano essere utilizzati per altri scenari possibili divenendo strumenti nuovi: la disciplina di rimanere con un dato neutro e quindi libero è infatti l’unica che permette di attivare il processo di traslazione.

Obiettivi:
• Apprendere strategie per passare dal sapere al saper fare attraverso la costruzione di processi e procedure
• Indagare l’idea della disciplina che sostiene il processo di osservazione alla base dell’acquisizione di dati
• Apprendere tecniche e strumenti per favorire la traslazione.


La normalizzazione come miglioramento continuo: dal saper fare all’essere

Il modulo ha l’obiettivo di fornire alla classe gli strumenti per orientare le proprie azioni alla creazione di un ambiente, interiore ed esteriore, focalizzato sulla crescita del discente, stimolando parallelamente i docenti ad individuare un modello che possa guidarli nella pratica educativa. Il processo di normalizzazione prevede infatti la capacità di coniugare il piano della vita quotidiana con la propria aspirazione, muovendosi verso un costante miglioramento. Per farlo è necessario far incontrare le proprie memorie e credenze, lavorando sul superamento delle stesse per ripristinare una condizione di neutralità che consenta, grazie alla rinnovata libertà nella relazione con l’esperienza, di poter dare vita alla propria aspirazione.

Obiettivi:
• Incontrare l’idea di essere modello e lavorare sulla propria definizione della migliore versione di sè
• Apprendere come creare le condizioni che possano favorire il processo educativo e lo sviluppo dell’individuo
• Apprendere come innescare il principio di “imparare tutto e da ogni cosa”.

Torna alla pagina principale