E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Fondazione Patrizio Paoletti

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Junior Training: Spazio vuoto

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Junior Training: Spazio vuoto

Lo “spazio vuoto” è la più innovativa attività di Junior Training. Viene proposta quotidianamente ed è condotta separatamente per i bambini delle tre fasce d’età (0-3, 3-6, 6-11) con i loro genitori. E’ un momento educativo dedicato alla gestione delle regole e all’osservazione neutra, intesa come assenza di intervento sul bambino e sul gioco.

La sintesi metodologica su cui si struttura l'attività è Pedagogia per il terzo millennio.

FARE SPAZIO ALLE GIUSTE CREDENZE


Grazie all’osservazione della realtà che li circonda, i bambini formano nella loro mente delle teorie sul funzionamento delle cose e sul comportamento delle altre persone e tali teorie vengono utilizzate per comprendere la realtà, ossia per creare delle visioni il più possibile coerenti ed esplicative dei processi che hanno luogo attorno a loro.

Tali teorie sono intuitive e, col passare degli anni, alcune continuano a rivelarsi corrette anche dopo essere passate al vaglio di un confronto con l’osservazione di una casistica più numerosa e varia. Le teorie (o credenze) vengono sostituite da teorie più adatte nel momento in cui vengono sconfessate dall’evidenza dei fatti, oppure quando l’educatore mostra al bambino un’interpretazione più corretta dell’evento. Comunque, queste nuove teorie non si sostituiscono mai definitivamente alle vecchie.

Quando l’influenza della nuova teoria svanisce (per esempio termina il rapporto con l’educatore o con l’istituzione scolastica che l’aveva trasmessa), il bambino, ormai cresciuto, si riappropria spesso delle vecchie credenze e teorie.

La mente di un adulto è dunque piena di queste credenze inadatte che possono essere rese più adeguate. La ristrutturazione, cioè la revisione delle proprie credenze, è il processo che Pedagogia per il Terzo Millennio suggerisce per “aggiornare il nostro bagaglio mentale”. “Lo spazio vuoto permette una revisione della credenza, ossia un momento di osservazione di come la credenza opera e delle conseguenze a cui essa porta” (Patrizio Paoletti).

LO SPAZIO VUOTO

Le poche, chiare e semplici regole che definiscono il setting dello spazio vuoto e che permettono ai bambini di sentire che esiste un limite rassicurante e non frustrante sono:

- Lo spazio entro cui ci si può muovere (il confine spaziale);
- Il segnale di inizio e fine (il confine temporale);
- Il rispetto degli oggetti e delle persone;
- La presenza di osservatori che non possono partecipare alle attività di gioco ma sono osservatori neutri.

Lo spazio vuoto, quindi, consiste nel delimitare uno spazio fisico, con cuscini o altri oggetti che definiscano una superficie, sul quale i bambini hanno la possibilità di interagire, studiare e comprendere le leggi che governano gli oggetti senza l’accompagnamento diretto dell’adulto, che ha solo il compito di fare da osservatore e guardiano del confine.

La durata temporale dell’attività e i limiti dello spazio utilizzato vengono definiti dagli educatori, a seconda dell’età dei bambini e delle loro caratteristiche.

Questa attività è pensata per far sperimentare ai genitori l’utilità di osservare con “distanza emotiva” i processi che riguardano i loro figli e le loro proprie reazioni interiori, per far studiare loro il giusto spazio di intervento, accorgersi di quanto hanno necessità di intervenire per spiegare le cose ai loro figli e quanto i bambini possono scoprire da soli se si sentono sostenuti da uno sguardo amorevole. 

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