E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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1 miliardo di persone soffre la fame: nuovi modelli produttivi nell'età dello squilibrio

1 miliardo di persone in tutto il mondo patiscono oggi la fame, 195 milioni di bambini sotto i cinque anni sono denutriti o malnutriti. Mentre questo accade, un terzo del cibo prodotto in un anno in tutto il mondo, cioè quasi un miliardo e mezzo di tonnellate, non viene consumato e finisce tra i rifiuti, generando a sua volta ben note problematiche e ingenti costi legati allo smaltimento.*

I numeri evidenziati dal nuovo rapporto sulla fame nel mondo presentato dalla Fao, dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e dal Programma Alimentare Mondiale, non lasciano più margine ad equivoci: bisogna ripensare alla distribuzione delle risorse e alle strategie economiche.

Fondazione Paoletti, sin dalla sua nascita, ha scelto di fare la sua proposta, promuovendo modelli di sviluppo differenti, che antepongano la dignità umana e l’equità ad ogni interesse economico-produttivo. La microeconomia che abbiamo avviato in Perù, con un allevamento ed un orto biologico che rispettano i ritmi della natura e forniscono una corretta alimentazione ai bambini e alle famiglie della comunità amazzonica di Hipolito Unanue, è un esempio di questa visione, che guida tutti i progetti del nostro programma Scuole nel Mondo.  Nel suo ambito, il presidente Patrizio Paoletti ha voluto lanciare un obbiettivo ambizioso per il 2013: distribuire in un anno 1 milione di pasti nei paesi in cui è attivo il programma di scolarizzazione e assistenza sanitario-alimentare della Fondazione.

Il problema della fame e degli squilibri generati dal sistema economico riguarda tutti da vicino. Nonostante a subire la fame siano principalmente le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, 16 di quegli 870 milioni di persone vivono nei paesi industrializzati. E se è difficile accettare che ci siano ancora quasi un miliardo di persone che patiscono la fame in un secolo che vuole fare dello sviluppo globalizzato la sua bandiera, diventa paradossale leggere nel documento della Fao che un’altra delle grandi problematiche del nostro tempo legate al cibo è l’obesità. 1 miliardo e 400 milioni di persone sono in sovrappeso, con tutte le sofferenze individuali e i costi sociali che ne derivano**.

La fame e l’obesità sono due indici di squilibrio non solo nutrizionale, ma anche economico-sociale. Mentre una parte dell’umanità continua a promuovere incondizionatamente modelli produttivi responsabili di eccedenze alimentari e costi di enorme portata ( in Europa si gettano via 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari ogni anno, cioè un quantitativo di cibo pari a 89 volte quello destinato agli aiuti internazionali; in Italia 17 milioni di tonnellate, pari a 11 miliardi di euro, cioè lo 0,7% del Pil***), dall’altra parte ci sono bambini, genitori, famiglie che continuano ad assistere inermi a questo banchetto smodato, chiedendosi cosa mangeranno domani.

Nella maggior parte dei casi chi soffre la fame (e ben l’80% dei bambini soggetti a malnutrizione) vive in paesi che dispongono di elevatissime risorse alimentari derivanti dall’agricoltura. Accade però che la quasi totalità dei raccolti agricoli di questi luoghi sono impiegati per nutrire gli animali degli allevamenti intensivi destinati al mercato dei paesi occidentali.

Non si tratta di un uso poco intelligente delle risorse: è un uso illogico e dannoso per le persone e per l’ambiente. Un chilo di carne equivale a 35 metri quadrati di foresta che non crescerà più, 15.500 litri d’acqua, 15 chili di cereali. Un sesto delle emissioni globali di metano proviene da animali rinchiusi negli allevamenti intensivi. Un vitello, per raggiungere un peso di 500 chili, deve consumare oltre 1200 chili di cereali. Quando ha raggiunto questo peso viene ucciso, ma se ne utilizzerà solo poco più della metà per produrre carne, bistecche, hamburger, che negli Usa sono i primi alimenti responsabili dell’obesità.

Squilibrio economico e sociale, sofferenza umana, spreco di risorse, costi, danni al pianeta: è giusto proseguire in questa direzione? Le crisi ambientale, economica e sociale che stiamo vivendo ci hanno già risposto da tempo.

Scuole nel Mondo   |   1 Milione di Pasti

*fonte: Medici senza frontiere

fonte** World Health Organization

fonte*** EESC