Quali diritti per l'infanzia? Paoletti a "Saperi in rete"
Pubblichiamo sul canale Youtube di Fondazione Patrizio Paoletti, la seconda parte dell’intervento di Patrizio Paoletti alla conferenza “Saperi in rete – promuovere una cultura dei diritti dell’infanzia”, tenutasi presso l’Università La Sapienza di Roma lunedì 28 novembre.
Il convegno, realizzato da Fondazione Patrizio Paoletti e Fondazione L’Albero della Vita, è stato Patrocinato dalla Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato della Repubblica, dalla Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e dall’Università La Sapienza di Roma.
Le sfide che l’attuale scenario sociale e culturale ci propone sono sempre più complesse. Oggi più che mai le nuove generazioni hanno necessità di una qualità di attenzione, di impegno e di responsabilità da parte di tutte le funzioni sociali direttamente o indirettamente impegnate nel processo educativo e formativo della società.
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«Michael Gazzaniga, uno dei neuroscienziati viventi più importanti ha individuato un modulo del cervello umano, chiamato “interprete”, che spiega anche perché abbiamo tanta difficoltà a confrontarci con il sapere senza interpretarlo e ci fa capire quanto sia importante preferire, nella comunicazione tra gli uomini, il trasferimento del dato e non della sua interpretazione: dei dati e non delle informazioni. Bisogna offrire dati nei processi educativi, perché solo questi sono in grado di arricchire l’individuo, rendendolo capace di valutazioni più precise e di comportamenti più coerenti con l’unica grande necessità di ogni uomo: quella di essere con l’altro.
Noi viviamo in un mondo fatto di frontiere, che spesso sono dentro di noi, per questo i diritti sono disattesi. Rita Levi Montalcini ci invita a spostare il processo educativo dal cervello limbico, emotivo, alla neocorteccia, in grado di valutare e comparare. Un processo valutativo-comparativo migliore ha bisogno di dati migliori.
Anche la scoperta dei neuroni specchio, operata da Giacomo Rizzolatti ci dice qualcosa, perché rappresenta una prova scientifica dei meccanismi dell’apprendimento per imitazione e dell’empatia. Riscopriamo, così, il valore del maestro, dell’educatore, del modello. Ogni uomo è un educatore, a qualsiasi ceto o etnia appartenga, ed essere educatore significa iniziare a prestare la massima attenzione alle proprie azioni, perché abbiamo una forte responsabilità educativa nei confronti degli altri, soprattutto dei bambini. L’elemento centrale della relazione è il rispetto delle potenzialità di chi abbiamo di fronte: se questo è vero tra due adulti, è ancor più vero tra un adulto e un bambino.
Per poter rispettare il diritto allo sviluppo e alla crescita dei minori è importante costruire un nuovo processo pedagogico che investa sugli educatori. Ogni sforzo sarà vano se le istituzioni e tutti gli attori del mondo della comunicazione non faranno un concreto sforzo per affermare costantemente che i minori non sono adulti, hanno una loro specificità e devono ricevere un’attenzione diversa.»
Patrizio Paoletti