E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Fare rete per il benessere e l’inclusione dell’infanzia. Fondazione Paoletti partner pedagogico della conferenza al CNEL
Fare rete per il benessere e l’inclusione dell’infanzia. Fondazione Paoletti partner pedagogico della conferenza al CNEL

di CIRO SCATEGNI

Roma, mercoledì 28 novembre 2018 - Fondazione Patrizio Paoletti ha partecipato come partner pedagogico alla conferenza "Povertà dei bambini: solo una questione di reddito?" promossa da Fondazione L'Albero della Vita Onlus con il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli assistenti sociali, Alleanza contro la povertà in Italia e ACLI presso la Sala del Parlamentino del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL). Tra gli interventi istituzionali, quelli di Tiziano Treu, Presidente CNEL; Filomena Albano, Autorità Garante Nazionale Infanzia; Vincenzo Spadafora (tramite messaggio letto in sala), Sottosegretario di Stato con delega alle Pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale.

Scarica la locandina con tutti gli interventi

FARE RETE PER IL BENESSERE E L'INCLUSIONE DELL'INFANZIA*

I dati sulla povertà in Italia ci rimandano l’immagine di un Paese in difficoltà, in particolare per quello che riguarda la prospettiva delle nuove generazioni. In Italia i bambini che si trovano in condizione di povertà assoluta sono 1 milione 208 mila, il 12,1% dei minorenni italiani, uno su otto. Un bambino che vive in questa condizione sarà un cittadino tendenzialmente più esposto ai processi di esclusione, con uno svantaggio che difficilmente potrà colmare in termini di percezione di sé stesso e della costruzione del suo futuro, e con un impatto strutturale sugli scenari futuri del nostro Paese. E’ una vera emergenza che richiede chiarezza sui bisogni centrali del bambino e della sua famiglia e proattività nello spostarsi verso una relazione di aiuto che possa promuovere un reale cambiamento nella vita dei nuclei famigliari in povertà.

La Raccomandazione della Commissione Europea “Investire nell’infanzia: interrompere il circolo vizioso dello svantaggio sociale”, adottata il 20 Febbraio 2013, ha chiarito come le strategie che risultano più efficaci per combattere la povertà infantile siano le stesse che sono alla base delle politiche volte a migliorare il benessere di tutti i minorenni e delle loro famiglie. Lo scorso appuntamento di novembre alla Camera dei Deputati "Italia: poveri bambini", di cui Fondazione Patrizio Paoletti è stato partner pedagogico, ha prodotto consapevolezze sulla necessità di un approccio che punti a risolvere la povertà, aiutando la persona a progettare se stessa – a causa di una ridotta capacità di immaginarsi capace di cambiare il proprio futuro – e concentrandosi sull’ambiente primario del bambino che domina la sua crescita, contribuendo così a creare un contesto adeguato nell’ambiente familiare. Perché il bambino impara dalle abitudini, dalle manifestazioni, dai comportamenti del luogo in cui vive.

L’iniziativa, ospitata quest’anno dal Cnel, intende ripartire da una discussione sulla definizione di benessere del bambino all’interno del nucleo familiare, scongiurando il rischio di indirizzare gli interventi pubblici contro la povertà esclusivamente su aiuti di tipo economico, e rendendo invece patrimonio collettivo un approccio che comprenda l’importanza del sostegno alle famiglie quali prime responsabili del benessere dei loro figli. Questo approccio ha già visto una sua prima declinazione nella legislazione più recente, che ha introdotto in Italia il Reddito di Inclusione, fondato sui progetti personalizzati di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Ci troviamo in una delicata fase in cui gli operatori dei servizi territoriali devono misurarsi con la grande sfida di rendere effettiva la possibilità di generare cambiamento all’interno dei nuclei famigliari. Si tratta di un lavoro molto complicato che ha come fine ultimo l’empowerment delle persone e il miglioramento del benessere complessivo del nucleo famigliare.

Si comprende come gli operatori non possano essere lasciati soli nell’affrontare le tante difficoltà che derivano dall’operare in un sistema ancora molto debole in termini di risorse umane ed economiche. Oltre alla necessità di un rafforzamento quantitativo dei servizi sociali territoriali, occorre un forte investimento sul piano qualitativo tramite adeguati percorsi formativi. Questo cambiamento di approccio dovrebbe però coinvolgere anche i rappresentanti istituzionali di tutti i livelli di governo, sia perché il percorso avviato non subisca battute d’arresto sul piano normativo, ma anzi riceva nuovo impulso culturale ed economico, sia perché la sua efficacia dipende soprattutto dai percorsi di inclusione a livello di prossimità.

La Conferenza di oggi ha affrontato tutti questi aspetti, coinvolgendo esponenti delle più importanti istituzioni del Paese, delle organizzazioni sociali, del mondo accademico e soprattutto coloro che vivono quotidianamente sul campo la sfida del contrasto alla povertà minorile. La Conferenza è stata anche l’occasione per condividere l’opportunità di lavorare in rete a favore del benessere e dell’inclusione dell’infanzia, con l’obiettivo di riportare i bambini al centro della scena pubblica, perché venga data loro centralità nella definizione delle politiche pubbliche, ma anche nella progettazione dei sistemi locali e dei programmi che coinvolgono le famiglie. 
 

*estratto dalla presentazione redatta da Fondazione L'Albero della Vita Onlus